Acqua all’Arsenico: tutto quello che c’è da sapere

Qualche anno fa si pensava che l’acqua pubblica fosse la più sicura, tanto da ritenere l’uso dell’acqua minerale uno spreco. Purtroppo in molte regioni italiane l’acqua del rubinetto ha una concentrazione di arsenico superiore ai quantitativi consentiti dalla legge.

Le concentrazioni di questo metallo pesante, pur essendo maggiori di quanto permesso dalla legge, sono attualmente consentiti attraverso ripetute deroghe concesse dall’unione europea, per dare tempo e modo all’Italia di mettersi in regola.

Se l’acqua del rubinetto non ha i parametri in linea con quanto previsto dalla legge, non resta altro da fare che dotarsi di un impianto di depurazione domestica o in determinate circostanze di una tra le tante caraffe filtranti.

Secondo quanto emerso da un’indagine condotta da un’apposita commissione sanitaria europea, la contaminazione dell’acqua pubblica di 5 regioni italiane esporrebbe la popolazione al rischio di gravi malattie cancerogene.

In molte città infatti, i limiti fissati da Bruxelless in 10 microgrammi per litro, non vengono rispettati e i cittadini sono esposti a pericolo.

Pareri discordanti in proposito. Secondo il nostro Ministero della Salute recenti studi confermano che non ci sono pericoli neanche se la soglia di arsenico supera i i 20 microgrammi per litro.

L’UE afferma invece che oltre i 20 microgrammi il rischio di cancro aumenta a dismisura, esponendo i cittadini ad un pericolo troppo alto.

Colpa soprattutto dell’origine vulcanica del nostro territorio, che rende le nostre acque naturalmente ricche di metalli pesanti.

Questo però non ci può certo far stare tranquilli, considerato che la norma che impone regole più stringenti sulla presenza di inquinanti e metalli pesanti è entrata in vigore nel 2001.

Da quel momento in poi molte regioni hanno chiesto una deroga per avere tempo e modo di mettersi in regola: 13 su 20, ovvero la maggior parte.

Il problema non riguarda solo l’arsenico ma diverse altre sostanze dannose tra cui boro, fluoro, nitrati, vanadio e trialometani. Che cosa può fare il cittadino per non continuare a bere acqua che potrebbe anche provocare problemi di salute?

Seppure l’Ue ha detto basta e con la sua decisione ha messo fuori legge l’acqua di 128 città italiane che di arsenico ne contengono troppo, non si possono certo aspettare i tempi della burocrazia che, come spesso accade in Italia, potrebbero risolvere i problemi solo sulla carta.

Di soluzioni a dire il vero non è che ce ne siano molte per i comuni cittadini; l’unica cosa da fare è quella di dotarsi di un depuratore domesticoche filtri l’acqua da metalli pesanti e sostanze nocive sostituendosi alle istituzioni.

Sempre meglio che avvelenarci facendo finta che il problema non esiste.

Cosa dice la legge

L’acqua potabile è una risorsa primaria destinata al consumo, permettendo la sopravvivenza degli esseri viventi, e a fondamentali attività umane.

Il D.Lgs. 31/2001, recependo la direttiva europea 98/83/CE, disciplina il campo delle acque potabili e definisce anche i criteri e i parametri analitici ai quali un’acqua deve sottostare per potere essere definita potabile.

Valori consentiti

Vi sono sostanze ritenute dannose per le quali sono prescritti valori massimi che non possono essere assolutamente superati, altrimenti l’acqua è dichiarata non potabile.

Vediamone la lista coi relativi valori massimi consentiti espressi in microgrammi per litro d’acqua.

Antiparassitari: 0,10 – Arsenico: 10 – Benzene: 1 – Benzo (a) pirene: 0,01 – Boro: 1 – Cadmio: 10 – Clorito: 200 – Cromo: 50 – Cianuro: 50 – Fluoruro: 1,5 – Mercurio: 1 – Nichel: 20 – Nitrati: 50 – Nitriti: 0,5 – Piombo: 10 – Selenio: 10 – Vanadio: 50.

L’acqua potabile inoltre deve avere un valore limite del numero di colonie di batteri (aerobi) massimo di 100 (se l’acqua ha una temperatura di 22°C) oppure di 20 (se l’acqua ha una temperatura di 36°C) per ml. La presenza dell’Escherichiacoli nell’acqua potabile non è invece ammissibile.

Come sapere se l’acqua pubblica è potabile

Un controllo di base può essere fatto anche in casa per mezzo di un kit realizzato da due ricercatori dell’università degli studi di Milano Bicocca.

Il sistema denominato Immediatest, permette di fare un analisi chimico-fisica dell’acqua domestica.

Cinque strisce da immergere nell’acqua di casa e scoprirne  in pochi minuti le caratteristiche, misurando pH, durezza, nitriti, nitrati, cloruri e solfati e di confrontarne i valori con quelli previsti dalla legge.

Immediatest non può sostituire le analisi professionali però,  se facendo il test casalingo si rilevano valori poco rassicuranti, si può fare un controllo più approfondito, magari richiedendo copia dei risultati delle analisi agli uffici del proprio comune di residenza.



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