Blocco Rivalutazione Pensioni Annullato dalla Corte Costituzionale

pensioni inpsLa Consulta ha bocciato il blocco della rivalutazione pensioni attuato dalla Fornero, dichiarandolo incostituzionale con una sentenza che rischia di creare una voragine nei conti dello Stato. Occorrerebbero circa 12 miliardi  per pagare gli arretrati e 5 per l’adeguamento corrente. Soldi che non ci sono ma che devono essere trovati.

La sentenza della Corte Costituzionale ha effetto immediato, a partire dal giorno dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale avvenuta il 6 maggio scorso.

Questo vuol dire che i pensionati che ricevevano trattamenti superiori a tre volte il minimo (ovvero a partire da circa 1406 euro mensili) e si sono ritrovati da un giorno all’altro con l’assegno bloccato, hanno diritto al rimborso in tempi brevi delle somme non percepite.

Intanto il ministro dell’Economia Padoan ha fatto sapere che il governo sta lavorando a misure che minimizzino l’impatto sui conti pubblici, evitando dunque di sforare il tetto del 3% sul deficit pil che porterebbe l’Italia a ricevere nuove infrazioni dall’Unione Europea.

Più semplice a dirsi che a farsi visto che, a quanto è dato di sapere al momento, i soldi necessari non ci sono.

Per tale motivo si sta cercando una soluzione più elastica, ovvero si sta pensando di rimborsare solo alcuni degli aventi il diritto, cioè quelli a reddito più basso.

Ipotesi in linea con la sentenza della Consulta in base al parere del sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti.

Il margine di spesa attualmente disponibile si aggirerebbe approssimativamente intorno ai 7/8 miliardi di euro, ovvero circa un terzo di quanti ne servirebbero.

I sindacati e le associazioni di categoria, così come è giusto che sia, sono subito scesi sul piede di guerra invitando l’esecutivo a rispettare la sentenza della suprema Corte, secondo cui, il legislatore è andato oltre i limiti di discrezionalità permessi nel momento in cui ha applicato il blocco rivalutazione pensioni ai trattamenti oltre tre volte il minimo, che sicuramente non possono essere considerate pensioni d’oro.

Quindi se da una parte il governo punta a reintegrare le pensioni di importo più basso, dall’altra i pensionati vogliono tutto e subito, a prescindere dall’ammontare dell’assegno percepito mensilmente.

Il passaggio ritenuto incostituzionale della norma contenuta nel decreto Salva Italia del Governo Monti risalente al 2011 è il seguente:

L’interesse dei pensionati, in particolar modo i titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata.

Tale diritto, costituzionalmente fondato, risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio.

Sarà restituito quello che da molti è ritenuto il maltolto ai pensionati oppure no? Ci vorrà ancora qualche settimana prima di sapere quali siano le intenzioni di Renzi e company.

Pare che si stia valutando una restituzione a rate, almeno degli arretrati, da effettuarsi parte in contanti e parte attraverso l’erogazione di titoli di stato.

Soluzione che non piace nè alle opposizioni, tanto meno ai rappresentanti delle categorie interessate che invece chiedono l’applicazione immediata e integrale delle norme ripristinate dalla Consulta.

Nel frattempo è bene ricordare che si brancola ancora nel buio anche riguardo la modalità riguardante la restituzione dei soldi.

Secondo alcuni non c’è bisogno nemmeno di fare domanda, visto che l’Inps dovrebbe in automatico dare indietro le spettanze a chi è rimasto vittima delle decurtazioni.

Secondo altri meglio cautelarsi, rivolgendosi ai sindacati attraverso i quali presentare domanda all’ente previdenziale.

Una terza ipotesi punta invece ad una azione collettiva, una class action che possa contrastare l’eventuale abuso di potere, da porre in essere qualora non arrivino i rimborsi.

Quello che mi chiedo è: ma come è possibile che la Consulta ci abbia messo 4 anni prima di evidenziare l’incostituzionalità della norma? Magari se lo avesse fatto qualche mese dopo la sua applicazione adesso in Italia avremmo un problema in meno da risolvere.




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