Restituzione Bonus Bebè: Informazioni Utili

logo ministero dell'economiaMolte famiglie stanno ricevendo una raccomandata dal Ministero che li invita a restituire il Bonus Bebè. Motivazione: il reddito supera i 50.000 euro. In diversi casi la restituzione non è dovuta. Vediamo quali sono gli escamotage possibili.

Bonus bebè e richieste di rimborso
I nuclei familiari che negli anni 2005/2006 hanno avuto un figlio o ne hanno adottato uno, potrebbero aver compilato in maniera errata l’autocertificazione attraverso cui richiedere il cosiddetto bonus bebè.

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Sbagliando, molte famiglie hanno pensato che il limite di reddito si intendesse al netto, mentre invece non era così.

I recenti controlli del ministero sono andati ad incrociare le autocertificazioni con il reddito dichiarato, facendo emergere che molti superavano il limite previsto dalla legge.

Da qui alla richiesta di rimborso il passo è stato breve.

In quali casi non è valida la richiesta di rimborso

Se la richiesta è stata fatta superato il limite di 5 anni da quando il bonus è stato pagato sono passati i termini di prescrizione, ovvero, le famiglie non sono dovute a restituire nulla.

Cosa dice la legge

Normativa di riferimento è la parte dell’art 316-ter del Codice Penale che cita testualmente: quando la somma indebitamente percepita è pari o inferiore a euro 3.999,96 si applica soltanto la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro da euro 5.164 a euro 25.822. Tale sanzione non può comunque superare il triplo del beneficio conseguito.

Poichè quindi nel caso specifico è prevista solo una sanzione amministrativa oltre alla restituzione di quanto indebitamente percepito, sempre secondo la legge, la prescrizione estingue il reato in cinque anni (art. 157 del Codice Penale).

Come comportarsi

Se sono trascorsi piu’ di cinque anni dalla riscossione occorre inviare una raccomandata A/R in cui si fa presente l’avvenuta prescrizione (magari allegando copia della ricevuta di riscossione recante la data).

Se invece non sono passati i 5 anni, bisogna pagare entro 30 giorni dalla data di ricezione della raccomandata l’importo di 1001, 81 euro, nelle modalità indicate.

Chi si trovasse in condizioni economiche disagiate può richiedere la rateizzazione recandosi presso gli uffici territoriali indicati nella lettera e previo appuntamento telefonico.

Sanzione amministrativa

Riguardo la sanzione amministrativa di 3mila euro non dovrà essere pagata al momento ma bisognerà aspettare che il giudice penale si pronunci in merito.

Conclusioni

Il presente articolo rappresenta una personale opinione dell’autore. Per maggiori chiarimenti è bene richiedere un consulto legale o rivolgersi presso una delle tante associazioni di consumatori.



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