Pensione e Accompagnamento: Non Considerabili nell’Isee

Pensione accompagnamento e IseeCon una sentenza depositata oggi, il Consiglio di Stato ha deliberato che, le indennità di accompagnamento e le pensioni legate a situazioni di disabilità, non possono essere considerate nel reddito disponibile ai fini del calcolo dell'Isee. Dunque una vittoria di tutti i cittadini che si trovano in una situazione di disabilità e delle loro famiglie.

L'organo costituzionale della Repubblica non ha fatto altro che confermare quanto già espresso dall Tar del Lazio nel gennaio 2014, ovvero, che non è possibile inserire tra le voci del reddito per il calcolo dell'indicatore della situazione economica equivalente anche le provvidenze assistenziali, din seguito al ricorso del governo Renzi.

Resta ora da vedere in quanto tempo l'esecutivo ripristinerà la situazione precedente, senza trascurare il fatto che, nel frattempo, molti cittadini non hanno potuto usufruire di quei servizi sociali e assistenziali di cui avevano diritto e che non sono stati erogati proprio a causa del nuovo Isee oggi risultato irrispettoso della legge.

In proposito, il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti, si è limitato a dire che la sentenza sarà applicata e rispettata, dichiarando in una nota quanto segue:

come Governo non possiamo che prendere atto della sentenza appena depositata dal Consiglio di Stato e provvederemo ad agire in coerenza con questa decisione.

Pertanto spariranno dall'Isee tutte le pensioni di invalidità e disabilità, le indennità di accompagnamento e gli indennizzi Inail.

Citandone uno stralcio, nella sentenza sul ricorso n. 6471/2015 RG del 3 dicembre 2015 e depositata in data odierna 29 febbraio 2016, il Consiglio di Stato si è così espresso:

l'indennità di accompagnamento e tutte le forme risarcitorie servono non a remunerare alcunché, né certo all'accumulo del patrimonio personale, bensì a compensare un'oggettiva ed ontologica… situazione d'inabilità che provoca in sé e per sé disagi e diminuzione di capacità reddituale.

Tali indennità o il risarcimento sono accordati a chi si trova già così com'è in uno svantaggio, al fine di pervenire in una posizione uguale rispetto a chi non soffre di quest'ultimo ed a ristabilire una parità morale e competitiva.

Essi non determinano infatti una 'migliore' situazione economica del disabile rispetto al non disabile, al più mirando a colmare tal situazione di svantaggio subitada chi richiede la prestazione assistenziale, prima o anche in assenza di essa.

Resta ora da vedere se si riusciranno a correggere anche le altre storture emerse fino ad oggi sull'Isee 2016 e la reversibilità che è diventata a rischio per molti soggetti che invece ne hanno il sacrosanto diritto.




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