Made in Cina: Anticrisi Low Cost

made in cinaAncor prima che la crisi economica si estendesse a livello globale, diversi marchi erano soliti utilizzare la manifattura del sol levante per risparmiare. Finchè i popoli dagli occhi a mandorla non hanno deciso di migrare all’estero, portandosi dietro la propria filosofia del basso costo.

Molte anche in Italia le comunità cinesi che hanno invaso le città, creando veri e propri quartieri commerciali incentrati sui prezzi contenuti e di conseguenza sul risparmio per i consumatori.

Nonostante sia risaputo che le produzioni cinesi abbiano costi ridotti a causa della scarsa qualità dei materiali impiegati e del basso costo della manodopera, anche da noi continua a crescere il mercato del made in cina poichè, per un numero sempre crescente di persone, rappresenta l’unico modo di acquistare prodotti/servizi di cui altrimenti dovrebbero fare a meno.

Dalle calzature all’abbigliamento, dalle sarte alle lavanderie, dai barbieri alle parrucchiere, dalle estetiste alle massaggiatrici, fino ad arrivare agli elettrodomestici e giungere poi all’alta tecnologia dove i cinesi sono davvero forti.

Non solo copie low cost di gadget e prodotti tecnologici, ma anche assistenza hardware, anch’essa a basso costo se paragonata ai prezzi applicati dai tecnici nostrani che ci tengono a focalizzare l’attenzione sulla qualità scadente e la contraffazione dei pezzi di ricambio utilizzati dai propri concorrenti stranieri.

Peccato che la gente sia già consapevole di queste cose e sempre più spesso non ha soldi da spendere.

Infatti se è vero che più o meno tutti sappiamo che la qualità del made in cina non sia delle migliori, resta il fatto che i prezzi applicati (incredibilmente più bassi) rendono talvolta allettante l’acquisto.

Tale politica dei prezzi, se da una parte crea l’ira delle aziende italiane che giustamente lamentano la bassa qualità dei prodotti, la scarsità di controlli per scovare chi lavora ignorando le regole, in nero o senza possedere i dovuti requisiti professionali, dall’altra ottiene il consenso dei consumatori non solo delle fasce di reddito più povere ma sempre più anche dei ceti medi.

Certo è che sono state per prime le aziende ad approfittare del made in cina per risparmiare sui costi, senza per questo abbattere il prezzo finale di vendita.

Prova a vedere quante cose cinesi possiedi (magari firmate o dal marchio prestigioso) senza nemmeno saperlo: se dovessi eliminarle tutte probabilmente ti ritroveresti senza niente addosso e con la casa mezza (se non tutta) vuota.

La libera concorrenza ha proprio lo scopo di mettere il consumatore nelle condizioni di scegliere ed acquistare ciò che ritiene più adatto alle proprie esigenze e (visti i tempi) sopratutto alle proprie possibilità economiche: chi può permetterselo guarda la qualità, chi non può è costretto a guardare solo il prezzo.



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